Visualizzazione post con etichetta storielle. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storielle. Mostra tutti i post

lunedì 10 marzo 2014

Sogni

Vi racconto il mio sogno.

Quando ero piccola adoravo Ariel.
Per un compleanno mi regalarono la barbie! Aveva le pinne, ma sognava le gambe. Io potevo toglierle quel vestito scomodo e di colpo potevo farla camminare.
Mi bastava immaginarmi come la Sirenetta ed ero felice.

"Ma un giorno anch'io, se mai potrò, esplorerò la riva lassù!
Guarda e vedrai che il sogno mio si avvererà!"

Non so perché, ma sentivo mia quella canzone. Sentivo che quello non era il mio posto.
C'era dell'altro.

Poi, cresciuta, ho scoperto Satine e il Moulin Rouge.
"One day I'll fly away! Leave all this to yesterday!
Why live life from dream to dream? And dread the day when dreaming ends?"

È una costante e non ci avevo mai fatto caso.
Ora manca poco. Credo.
Forse, come Ariel, metterò su due gambe da urlo. Forse potrò respirare ossigeno.
La paura si affaccia.
Non mollare.


E se anche non ve ne frega un cazzo, è la storia più importante della mia vita.

giovedì 21 febbraio 2013

La Luna

Un giorno all'improvviso 
la luna si stancò 
di guardare il mondo di lassù; 
prese una cometa, 
il volto si velò 
e fino in fondo al cielo camminò. 
E sorpresa fu
che la bianca distesa 
non fosse neve. 
Eran solo sassi 
e i piedi si ferì, 
piangendo di nascosto lei fuggì. 
Affrontare il mondo a piedi nudi 
non si può 
e dall'alto a spiarlo lei restò. 
E sorpresa non è più 
che la bianca distesa 
non sia neve.



lunedì 24 dicembre 2012

Buon Natale a te...


Buon Natale a tutti!
A te che lo senti vicino perché come Lui abiti la periferia della storia, hai trovato porte chiuse e mastichi solitudine ogni giorno...
A te che hai smesso di mangiare pur di avere qualcuno che si accorga di te...
A te che stai cercando di fare un passo verso di Lui e non riesci a vedere che Lui ne ha fatti cento verso di te...
A te che dopo tanti anni farai il Natale senza il tuo amato marito...
A te che dopo tanta solitudine hai trovato l'amore...
A te che ogni giorno ti chiedi come hai fatto a non capire cosa stava accadendo a tuo figlio...
A te che ancora non trovi la forza per guarire...
A te che stai rivoluzionando la tua vita e provi a fidarti fino in fondo della Sua Parola...
A te che sei sprofondato nel silenzio e, dopo che tua moglie ti ha abbandonato, affoghi il tuo dolore nell'alcol...
A te che finalmente stringi tra le braccia un figlio tanto amato, desiderato ed atteso...
Auguri a te, a te che hai atteso e invocato la venuta del Signore in questi giorni...
E auguri anche a te che da tutto questo non ti lasci nemmeno sfiorare: forse ancora non lo sai, ma per TE, Dio si è fatto uomo.
[Don Roberto Seregni]



martedì 20 novembre 2012

Vivere la vita


Vivere la vita è una cosa veramente grossa!
C’è tutto il mondo tra la culla e la fossa 
Sei partito da un piccolo porto 
Dove la sete era tanta e il fiasco era corto 
E adesso vivi…
Perché non avrai niente di meglio da fare 
finché non sarai morto!
La vita è la più grande ubriacatura,
Mentre stai bevendo intorno a te tutto gira 
E incontri un sacco di gente!
Ma quando passerà non ti ricorderai più niente...
Ma non avere paura, qualcun’altro si ricorderà di te
Ma la questione è: perché??? 
Perché ha qualcosa che gli hai regalato,
Oppure avevi un debito e non l’hai pagato??? 
Non c’è cosa peggiore del talento sprecato!
Non c’è cosa più triste di una padre che non ha amato… 

Vivere la vita è come fare un grosso girotondo:
C’è il momento di stare su e quello di cadere giù nel fondo, 
E allora avrai paura 
Perché a quella notte non eri pronto!
Al mattino ti rialzerai sulle tue gambe 
E sarai l’uomo più forte del mondo!
Lei si truccava forte per nascondere un dolore, 
Lui si infilava le dita in gola per vedere se veramente aveva un cuore, 
Poi quello che non aveva fatto la società l’ha fatto l’amore
Guardali adesso come camminano leggeri senza un cognome… 

Puoi cambiare camicia se ne hai voglia 
E se hai fiducia puoi cambiare scarpe, 
Se hai scarpe nuove puoi cambiare strada
E cambiando strada puoi cambiare idee,
E con le idee puoi cambiare il mondo! 
Ma il mondo non cambia spesso,
Allora la tua vera Rivoluzione sarà cambiare te stesso!
Eccoti sulla tua barchetta di giornale che sfidi le onde della radiotelevisione!
Eccoti lungo la statale che dai un bel pugno a uno sfruttatore!
Eccoti nel tuo monolocale che scrivi una canzone!
Eccoti in guerra nel deserto che stai per disertare!
E ora eccoti sul letto che non ti vuoi più alzare 
E ti lamenti dei Governi e della crisi generale… 

Posso dirti una cosa da bambino??? 
Esci di casa! Sorridi!
Respira forte!!! 
Sei vivo!! Cretino...
Mannarino Alessandro

venerdì 12 ottobre 2012

Lili

Mi ero appena trasferito in una casetta carina, a ridosso della spiaggia, molto silenziosa. Ero proprio felice.
Il primo mattino che passai nella mia nuova casa ero sereno e, prestissimo, corsi fuori a respirare l'aria frizzante e contemplare il panorama.
Mi accorsi di non essere solo. Sulla spiaggia vidi uno sconosciuto: un uomo molto vecchio avvolto in uno scuro mantello che teneva in mano un nodoso bastone. Camminava sicuro, finché arrivò dove la sabbia era liscia e pulita, appena lambita dalle onde. Là fece una cosa strana: si tolse il mantello e con il bastone cominciò a tracciare delle linee sulla sabbia. Ogni tanto si allontanava un poco, piegandosi all'indietro per osservare l'effetto del suo disegno. Dall'alto, dov'ero, vidi che era un giglio, lo stupendo disegno di un giglio.
Per il resto della giornata non pensai più al vecchio e al suo disegno, ma verso sera guardai alla spiaggia. Il fiore era scomparso. Le onde del mare avevano cancellato il delicato fiore di giglio.
E così tutti i giorni il vecchio faceva il suo disegno e, puntualmente, la sera il giglio spariva mangiato dalle onde voraci del mare. Punto dalla curiosità, chiesi in paese se qualcuno lo conoscesse e scoprii che si chiamava Sebastiano, abitava presso il vecchio faro e girava per i paesi vicini facendo il calderaio e l'arrotino. La gente lo apprezzava molto.
Mi abituai a vedere Sebastiano disegnare gigli, uno ogni mattina, sulla spiaggia sotto casa mia.
Ma un mattino... Sebastiano aveva appena finito il giglio e, invece di risalire come faceva sempre, cominciò ad avanzare nel mare. Lente, le onde gli lambivano la cintola, quando improvvisamente il vecchio vacillò e si accasciò nell'acqua. Corsi giù il più veloce possibile e lo tirai fuori dall'acqua. Respirava appena.
Aprì gli occhi e guardò il disegno del fiore.
Io lo avevo calpestato un po' e faticosamente Sebastiano allungò un braccio per rifare qualche linea. Alzò gli occhi verso di me e disse: "Lasciatemi partire, lasciatemi andare dalla mia Lili". Poi morì.
Ebbi subito l'idea di riportare il suo corpo alla famiglia, ma nella casupola dove abitava, vicino al vecchio faro, trovai solo una foto ingiallita di una graziosissima ragazza e un documento sgualcito, dove scritto trovai il nome completo di Sebastiano Valiente, nato ad Altatorre, nella grande isola al di là del mare.
Arrivai ad Altatorre il giorno dopo e quando il borgomastro seppe che riportavo il corpo di Sebastiano per seppellirlo mi accolse benevolmente e mi accompagnò in una vecchia strada che portava al mare. Mi disse: "Sebastiano fu uno dei capi più ardenti della ribellione contro il nostro tiranno e quando costui stroncò la rivolta, mandò in esilio Sebastiano e gli fece giurare che non sarebbe mai più tornato in patria. La sua partenza uccise la sua Lili".
Arrivammo al mare. Vicino all'acqua, lambita dalle onde, c'era una tomba, corrosa dalla salsedine e dal tempo. Il borgomastro continuò: "Lui avrebbe voluto essere sepolto qui accanto a lei". Avvicinandomi mi accorsi che la tomba sembrava poggiare su un cuscino di meravigliosi fragranti gigli fioriti. Il borgomastro vide che fissavo i fiori e disse: "E' strano. Non ci sono altri gigli sull'isola, ma questi sono sempre qui, fioriti, solo per Lili, come se ogni giorno li portasse il mare".

Da Bruno Ferrero

giovedì 5 luglio 2012

La cura

Un giorno apparve un piccolo buco in un bozzolo, un uomo che passava per caso, si mise a guardare la farfalla che per varie ore si sforzava di uscire da quel piccolo buco.
Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare nient'altro.
Allora l'uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento.
L'uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all'altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare. Non successe nulla.
La farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate. Non fu mai capace di volare.
Ciò che l'uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l'intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare.
Era la forma con cui Dio la faceva crescere e sviluppare.

Mademoiselle la Poésie

All'alba di un giorno d'aprile Mademoiselle la Poésie si recò alla sief a cogliere le prime roselline selvatiche di macchia e Monsieur le Théâtre, che passava per quelle strade prospicenti la macchia, attratto dalla grazia di Mademoiselle la Poésie, da gentil man tale come egli era, le si avvicinò, la salutò, le sorrise e le disse: "Bonjour qu'est-ce que vous faites mademoiselle?". In breve tra i due nacque una storia, una passione cosi forte e cosi coinvolgente che aveva superato tutte le mode, le filosofie e le politiche, una passione senza tempo e senza scampo.
Ma come nelle favole brutte, prese alloggio da quelle parti una tal signora che noi chiameremmo madame la Télévision, ma siccome il francese è un po' troppo elegante per suddetta signora, noi la chiameremo più propriamente the lady Television.
Allora the lady Television fece costruire un palazzo altissimo di vetri e di cemento e dall'alto delle sue stanze guardava con astio, con acredine questo edilio sulla terra tra Mademoiselle la Poésie e Monsieur le Théâtre finchè vinta da tanto astio cercò tutti i mezzi per circuire Monsieur le Théâtre. E ce la fece...
Lo invitò nelle sale del suo palazzo. Quando Monsieur le Théâtre vedde la telecamera, ornamento ricorrente in tutte le stanze del palazzo, gli viense un improviso prurito ai coglioni e una voglia di buttarsi giù attraverso le scale. Ma the lady Television lo ammansì, lo fece accomodare su un sofà, gli recò un gin tonic, probabilmente anche qualcos'altro di più intrigante. Comunque ce la fece a concupirlo, ma la loro storia fu breve fu fugace perché the lady Television si innamorò invece del fratellastro di Monsieur le Théâtre, tale Garçon le Cabaret.
Da questo insano connubio tra Garçon le Cabaret e the lady Television nacquette una genia di piazzisti imbonitori barzellettieri, composita di maiale con il microfono e opinionisti della mia fava...
E Mademoiselle la Poésie era sempre più tragicamente desolata nelle sale austere della sua residenza. Ogni tanto qualche viandante infreddolito la riconosceva alzava la testa e la salutava "Bonjour Mademoiselle", Mademoiselle sorrideva, ma guardava nel cielo delle nuvole nere rincorse da un gelido vento di rovaio e sognava per sè e per i pochi amici rimasti in una tempesta FORTE, ma FORTE che disperdesse questo indicibile caravan serraglio.
(cit. Monni)