giovedì 26 luglio 2012

Lentamente muore..


Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia, chi non rischia e chi non cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.

Lentamente muore chi evita una passione, chi preferisce il nero
sul bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia l'incertezza per la certezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai
consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non fugge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Lentamente muore chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare.
Lentamente muore chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
da una poesia di Martha Medeiros

mercoledì 25 luglio 2012

Adolescenti

Primi amori e primi conflitti. Cambiamenti e stagioni nuove. Ci siamo passati tutti o comunque ci dovremo passare. Ma, mi chiedo io, perché? Perché dobbiamo creare alla nostra famiglia così tanti dispiaceri? Perché dobbiamo per forza divenire scorbutici e antipatici? Mi chiedo PERCHE'? E' proprio necessario?
E dire che io fino a ieri c'ero dentro fino al collo, e forse ancora qualche dito del piede non se n'è liberato. Cos'è che ci fa sbarellare così?
In questo periodo della vita umana, che convenzionalmente va dai 13 ai 18/19 anni, tante sono le novità che possono destabilizzare l'equilibrio psicofisico di un ragazzo:

  1. cambiamenti fisici e scoperta della sessualità;
  2. nuove responsabilità;
  3. scelta della scuola superiore e/o possibili bocciature;
  4. futuro incerto (ma questo aspetto si presenta maggiormente più avanti, nella gioventù);
  5. ricerca di autonomia;
  6. cambiamento di amicizie;
  7. e chi più ne ha più ne metta...
Loro sbarellano e i genitori non sanno come comportarsi. C'è chi oscilla tra severità ed eccessiva libertà, chi semplicemente chiude un occhio e lascia al figlio tutte le responsabilità e chi, invece, non permette una crescita del figlio "esposta ai rischi", con conseguente eliminazione delle possibilità di apprendimento e creazione di nuove responsabilità. Negli ultimi anni, però, si è notato un incremento delle domande dei genitori (in alcuni casi anche ossessive e paranoiche) rivolte al parere degli esperti (educatori, psicologi, medici d'ogni sorta e ovviamente anche internet), su qualsiasi tipo di inconveniente accaduto o comportamento da  tenere per una sana crescita dei figli. Si è creata così nel tempo una "domanda educativa", che la società in primis e il mondo del lavoro poi, si sono trovati a dover gestire e soddisfare.

"Ehmbe'?" direte voi.

Ehmbe', dico io, non so voi, ma MIA SORELLA HA BISOGNO DI UNO BRAVO!
Ecco. u.u

giovedì 19 luglio 2012

sabato 14 luglio 2012

Umana e incapace.

Ci sarà un motivo se il sottotitolo del mio blog è questo.
A volte la mia testa è come se cadesse in un circolo vizioso. Da A a B, da B a C, da C ad A e riparte tutto da capo.
Non so come sia possibile, sarà che sono una donna, forse. - Se mai qualche donna mi leggerà, ragazze anche la vostra mente funziona così? O sono io? Perché non me lo spiego. - La testa mi dice tante cose, pro e contro di una determinata situazione, ma comunque sia non riesce a decidere. Vorrebbe semplicemente non trovarcisi dentro, chiude i battenti e mi lascia nella merda (per essere una buona scaricatrice di porto ci vuole qualche volgarità). Il cervello continua a ripetermi "E' proprio questo che volevi evitare e ora ci sei dentro fino al collo" e non mi dà risposte concrete. E poi c'è il cuore. Quello è ancora più complicato da decifrare.
Forse il problema è che in effetti uso troppo il cervello, mentre dovrei farlo star zitto e dedicarmi al cuore. Ma vi confesso che ho una paura terribile e... Basta, fine. Non vi racconterò più niente di me.

martedì 10 luglio 2012

Così. 2

O me? O vita?
Domande come queste mi perseguitano.
Infiniti cortei di infedeli,
città gremite di stolti.
Che v'è di nuovo in tutto questo?
O me? O vita?
Risposta:
che tu sei qui,
che la vita esiste e l'identità.
Che il potente spettacolo continua
e che tu puoi contribuire con un verso.
(Walt Whitman)

Quale sarà il tuo verso?

Così.

Senza la chiave non apriamo quel che si apre con la chiave che lo apre, e a quale scopo scoprire qualcosa che rimarrebbe comunque chiuso, noi, non avendo, la suddetta chiave che invece lo aprirebbe avendola?!


lunedì 9 luglio 2012

E quando sei...

E quando sei stressato abbassa lo sguardo e cerca un fiore aperto.
E quando sei arrabbiato alza gli occhi e cerca una nuvola: trovagli una forma.
E quando sei triste esci sul balcone ed osserva i piccoli nidi delle rondini.
E quando sei frustrato ascolta con attenzione una delle tante storie che tuo nonno racconta.
E quando sei depresso allunga una mano: osserva la complessità perfetta del tuo corpo.
E quando sei solo cerca tra l'erba una piccola formica e seguila nelle sue faccende.
E quando sei malinconico prendi una di quelle molle colorate con cui giocavi da piccolo e falla scendere per le scale.
E quando sei spaventato prendi un foglio bianco, un pennarello colorato e disegna un prato.
E quando sei deluso osserva i giochi che la luce realizza sull'acqua.
E quando sei disperato aiuta tuo fratello a rialzarsi, vedi? Si è sbucciato un ginocchio.

E quando sei felice chiudi gli occhi per un secondo, riaprili e goditi il momento.

sabato 7 luglio 2012

Schifo.

Ecco, ho trovato cosa scrivere nel blog oggi.
Come ormai tutti sapete, è uscito Sara Contro Tutti, il film video porno di Sara Tommasi. Premettendo che, se non fosse per twitter, io manco la conoscevo 'sta tizia, voglio dirvi una cosa: che scriva libri, che faccia video porno, che doni caramelle ai bimbi a me di 'sta donna non me ne frega 'na cippalippa. Non perché la odio o mi sta sul culo (ripeto: la conosco dai vostri discorsi su twitter), ma solo perché se non guardo la TV ci sarà un motivo: per me il 98% di quello che passa in TV è merda schifezza. E presumo che 'sta Sara venga dalla TV. Detto questo, voi donne che ve la tirate ("Non sa fare i pompini") e voi uomini che rispondete ("Perché voi li sapete fare?!"), ecco voi: "ciao, semplicemente ciao" (cit).


Volete vedervi un video hard? (Che poi "hard"? Da ciò che avete scritto quel video deve fare proprio schifo, coooooomunque...) Guardatelo, non voglio fare né moralismi né altro, frega assai a me che fate voi. Ma non venitemi a rompere le scatole.

Vivo bene anche senza queste cavolate, che sembrano insaporirvi la vita.

giovedì 5 luglio 2012

La cura

Un giorno apparve un piccolo buco in un bozzolo, un uomo che passava per caso, si mise a guardare la farfalla che per varie ore si sforzava di uscire da quel piccolo buco.
Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare nient'altro.
Allora l'uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento.
L'uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all'altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare. Non successe nulla.
La farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate. Non fu mai capace di volare.
Ciò che l'uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l'intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare.
Era la forma con cui Dio la faceva crescere e sviluppare.

Mademoiselle la Poésie

All'alba di un giorno d'aprile Mademoiselle la Poésie si recò alla sief a cogliere le prime roselline selvatiche di macchia e Monsieur le Théâtre, che passava per quelle strade prospicenti la macchia, attratto dalla grazia di Mademoiselle la Poésie, da gentil man tale come egli era, le si avvicinò, la salutò, le sorrise e le disse: "Bonjour qu'est-ce que vous faites mademoiselle?". In breve tra i due nacque una storia, una passione cosi forte e cosi coinvolgente che aveva superato tutte le mode, le filosofie e le politiche, una passione senza tempo e senza scampo.
Ma come nelle favole brutte, prese alloggio da quelle parti una tal signora che noi chiameremmo madame la Télévision, ma siccome il francese è un po' troppo elegante per suddetta signora, noi la chiameremo più propriamente the lady Television.
Allora the lady Television fece costruire un palazzo altissimo di vetri e di cemento e dall'alto delle sue stanze guardava con astio, con acredine questo edilio sulla terra tra Mademoiselle la Poésie e Monsieur le Théâtre finchè vinta da tanto astio cercò tutti i mezzi per circuire Monsieur le Théâtre. E ce la fece...
Lo invitò nelle sale del suo palazzo. Quando Monsieur le Théâtre vedde la telecamera, ornamento ricorrente in tutte le stanze del palazzo, gli viense un improviso prurito ai coglioni e una voglia di buttarsi giù attraverso le scale. Ma the lady Television lo ammansì, lo fece accomodare su un sofà, gli recò un gin tonic, probabilmente anche qualcos'altro di più intrigante. Comunque ce la fece a concupirlo, ma la loro storia fu breve fu fugace perché the lady Television si innamorò invece del fratellastro di Monsieur le Théâtre, tale Garçon le Cabaret.
Da questo insano connubio tra Garçon le Cabaret e the lady Television nacquette una genia di piazzisti imbonitori barzellettieri, composita di maiale con il microfono e opinionisti della mia fava...
E Mademoiselle la Poésie era sempre più tragicamente desolata nelle sale austere della sua residenza. Ogni tanto qualche viandante infreddolito la riconosceva alzava la testa e la salutava "Bonjour Mademoiselle", Mademoiselle sorrideva, ma guardava nel cielo delle nuvole nere rincorse da un gelido vento di rovaio e sognava per sè e per i pochi amici rimasti in una tempesta FORTE, ma FORTE che disperdesse questo indicibile caravan serraglio.
(cit. Monni)

mercoledì 4 luglio 2012

Un Titolo

Ok, ho deciso.
Apro per la prima volta un blog (escludendo quello di hotmail che avevo quando ero 12enne).
Ecco, si...insomma, non so cosa ci scriverò. Forse cazzate, o forse questo sarà solo il primo e ultimo post di questo blog. Non lo so.
Del resto, che sono un danno, un disastro appunto, lo sapete e se non lo sapete ve lo dico ora. Perché? Perché si, ve ne accorgerete.
Bene, ora sono stanca.
Addio.